CULTURA &TEMPO LIBERO

 
 
 
 
HOME DEL DOSSIER
L'editoriale
In primo piano
Temi precedenti
Scritti per Ventiquattro

Uno stilista ai fornelli, un cuoco ai tessuti

testo di testo di Renata Molho, foto di Lele Saveri

commenti - |  Condividi su: Facebook Twitter|vota su OKNOtizie|Stampa l'articoloInvia l'articolo|DiminuisciIngrandisci
30 ottobre 2009

Mattino, ore 10,30. Capello cortissimo, puntuale e divertito dalla nuova esperienza, Ennio Capasa arriva al ristorante di Carlo Cracco, dove la brigata di cuochi e sottocuochi è già al lavoro, come ogni giorno. L'ordine gerarchico non prevede eccezioni e ognuno sta al proprio posto esattamente come sulla tolda di una nave. Del resto tutto gira intorno alla gigantesca stufa in acciaio e granito, costruita artigianalmente dalla Matinox, ditta francese che un tempo produceva navi. Ce ne sono cinque in Europa e questa, la più grande, è nata sulle richieste precise di Cracco. Lo si potrebbe definire un lavoro sartoriale, quindi, studiato sulla gestualità e la logica, le esigenze di un Maestro della cucina.
Capasa assume con disinvoltura il ruolo del capitano. Indossa la giacca da chef sui suoi jeans neri in serie iperlimitata e cuciti a mano, e dà inizio a quello che diventerà un confronto all'insegna della creatività, ma dove ognuno si esibisce nel territorio di competenza dell'altro. Pulisce, sminuzza, soffrigge, spadella. Tra burro a dadini, turgidi porcini, castagne e marroni, è entrato nella parte dichiarandosi entusiasta perfino nel taglio della cipolla o nella mantecatura del risotto che avrebbe poi servito decorandolo con una gloriosa salsa di zucca e alcune (non una di più né una di meno) castagne. Dando al piatto finito quel tocco d'autore che normalmente riserva alla modella e all'abito un minuto prima della sfilata, dichiara: «Metterei un tocco di verde qui» e, con mano decisa, sceglie una fogliolina di prezzemolo, la colloca al posto giusto e il piatto si illumina.
Nella cucina di Carlo Cracco, Ennio Capasa ha ritrovato altrimenti tradotte le caratteristiche del proprio atelier: tecnologia e un'organizzazione scientifica. Ha abitato lì un paio d'ore e ne è uscito diverso. Lui adora le uniformi e con un'intuizione estemporanea, ha tenuto la giacca da chef sotto la sua nera (vedi la foto in apertura). Quel tocco di bianco e la fila di bottoni doppiopetto gli davano un'aura da generale napoleonico, surreale e solenne.
Ore 14,30. Carlo Cracco, di una bellezza sana, capello lungo e distratto, camicia a righe, arriva in bicicletta al quartier generale di Ennio Capasa e si mette nei panni del designer, scegliendo una camicia grigia profilata di borchie. Perfetto nel phisique du rôle, metropolitano e romantico, combacia perfettamente con l'immagine Costume National. Lo staff è al completo, chi disegna, chi telefona, chi controlla scarpe, borse, abiti in attesa di giudizio. Cracco guarda con meraviglia gli spazi immensi, le architetture e i riflessi dell'acqua che trasforma i tetti dell'edificio in suggestive piscine, le pareti tappezzate di campioni di colori e di tessuti esclusivi, il tavolo ingombro di bottoni, spilli, frammenti di materiali luccicanti, gessetti bianchi. Traccia il disegno di un vestito sul grande foglio immacolato; quindi, con gesti prima esitanti poi più sicuri, spilla il vestito e sul manichino si delinea una silhouette. Tutto è nuovo, ma la meticolosità assomiglia a quella che gli è consueta. Cambiano i profumi e le consistenze, i tempi di cottura, ma il fervore è identico. Lo chef è disponibile e divertito, ha scoperto il fascino di un mestiere tanto diverso e tanto vicino al suo.
Le analogie tra i due mondi, moda e cucina, sono molte. C'è l'ideazione, la qualità degli ingredienti e un'esigenza finale imprescindibile: il risultato pratico che deve stare dentro a confini prestabiliti. In una curiosa sintonia personale e professionale, i due, Capasa e Cracco, si sono scambiati non solo i ruoli e gli abiti, ma le idee. «Trait d'union - afferma Capasa - è la sensualità, che riguarda la cucina così come il vestire». E, aggiungiamo noi, quella vocazione alla sperimentazione, quel voler esprimersi e mietere consensi. Quel gusto estetico e la ricerca di contenuto. Una costante, la ricercatezza.
Ennio Capasa e Carlo Cracco, attitudine contemporanea e rilassata, hanno entrambi uno sguardo incantato. Danno forma alle emozioni e si esprimono interpretando e anticipando i desideri, i propri e quelli altrui. Sono dei compositori moderni e, in questa occasione, scambiandosi gli spartiti, hanno giocato insieme a noi confermandoci che il talento vero e l'intelligenza sono sempre accompagnati da un forte senso dell'ironia. E, se ci si diverte, la musica risulterà sempre e comunque gradevole.

30 ottobre 2009
© RIPRODUZIONE RISERVATA
RISULTATI
0
0 VOTI
Stampa l'articoloInvia l'articolo | DiminuisciIngrandisci Condividi su: Facebook FacebookTwitter Twitter|Vota su OkNotizie OKNOtizie|Altri YahooLinkedInWikio

L'informazione del Sole 24 Ore sul tuo cellulare
Abbonati a
Inserisci qui il tuo numero
   
L'informazione del Sole 24 Ore nella tua e-mail
Inscriviti alla NEWSLETTER
Effettua il login o avvia la registrazione.
 
 
 
 
 
 
Cerca quotazione - Tempo Reale  
- Listino personale
- Portfolio
- Euribor
 
 
 
Oggi + Inviati + Visti + Votati
 

-Annunci-